I nervi scoperti della Bolognina

Interventi per la giornata e presidio del 9 Luglio per l’inaugurazione della Tettoia Nervi, ora piazza Lucio Dalla, voluta dall’amministrazione.

Una inaugurazione stracolma di ipocrisia e retorica progressista, fondata su una falsa narrazione della realtà sociale del quartiere e totalmente volta a gentrificare l’ennesimo spazio pubblico.

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Oggi imponete la vostra voce insinuando che questa nuova piazza cambierà il destino della Bolognina. Come?

Dietro parole come riqualificazione e rigenerazione urbana, pace sociale, cittadinanza attiva, si nasconde una sporca guerra di classe si nasconde l’ipocrisia di una rigenerazione fondata sugli sgomberi, sulla repressione.
Dove è l’inclusione di cui sempre di più vi riempite la bocca?
Di quali cose positive state parlando in questa nuova Bolognina che state vendendo?   Con quale arroganza vi arrogate il diritto di cambiare il destino di un quartiere?
La vostra riqualificazione è gentrificazione, dove gli attuali abitanti ‘poveri’ saranno scacciati e sostituiti dai ricchi.
Dove molte delle esperienze positive che hanno fatto vivere questo quartiere negli anni passati, contribuendo a definire la sua identità, sono state espulse a suon di sgombero e repressione. Quel lato giovane e artistoide della Bolognina che tanto vi piace e tentate fallacemente di riprodurre lo abbiamo creato noi, ci appartiene e ci fa ribollir di rabbia sapere che ora sia usato come marketing, perché la Bolognina, oltre a luogo di cantieri, è un quartiere di origini operaio e antifascista mutato poi in quartiere multietnico e resistente.
Davanti Ai vostri teatri, musei, cohousing, piazze recintate e chiuse per mesi, poi affidate tramite bando ai vostri soliti amici ci rivendichiamo quello che  possiamo costruire con la solidarietà, dal basso.
Il degrado non é chi ruba al supermercato per mangiare, o chi delinque per vivere: il vero degrado é gettare il cibo per far alzare i prezzi, sono gli stipendi da fame che ci costringete ad accettare, il vero degrado é il ricatto dell’affitto e delle leggi che solo i ricchi possono permettersi di rispettare.
Rivendichiamo il conflitto in quello che per voi é un teatro, per noi la lotta non é una recita: non vogliamo essere attori della vostra messa in scena ma protagonisti della nostra vita senza regia.

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Oggi 9 Luglio viene inaugurata Piazza Lucio Dalla, uno dei tanti luoghi che fa e farà parte del piano di ricostituzione della nuova Bologna “città del futuro”.

Una città del futuro che ha l’obbiettivo di proporsi come modello urbano di sperimentazione, da prendere d’ora in poi ad esempio e potenzialmente esportabile in altre città. Un progetto che cerca di dividere la città con un righello, separando a compartimenti stagni quartieri e rinominandoli poli tematici: dal polo della memoria a quello della scienza e della rivoluzione digitale.
Ma sotto il tappeto di questa innovazione si nascondono le vere conseguenze di un progetto che vede questa città come un insieme di edifici da rendering 3D, un parco giochi per turisti e un falso esempio di innovazione green.
Bologna, o più precisamente la Bolognina il nuovo quartiere preferito della giunta, diviene un ricettacolo di investimenti costruendo, cementificando ed edificando piuttosto che pensare al recupero dei più di 200 immobili vuoti lasciati alla polvere in città.
La Bolognina diviene il fiore all’occhiello della falsa diversità e della supposta inclusività utilizzate come un’etichette a discapito dell’autodeterminazione e dell’autogestione delle persone che hanno vissuto per anni le strade del quartiere e che, a oggi, sono costrette, per un mercato al rialzo e azioni repressive, a lasciare quelle stesse strade.
La Bolognina però non è l’unico caso di questa incongruente narrazione, per la quale nel nome di un miglioramento e di una apertura alla città si cancellano esperienze dal basso e realtà che non rientrano nei paletti imposti dal decoro.
Ne è un esempio la rimodellazione della Montagnola. Da una parte il progetto da 2 milioni di euro per un futuristico edificio all’interno del parco che dovrebbe riqualificarlo ma che in realtà non ha altro scopo che renderlo più appetibile ai turisti e che manca, anche nei progetti del comune stesso, di un chiaro utilizzo. Dall’altro l’eliminazione di 50 bancarelle dal mercato, quelle nel lato ovest, non a caso proprio quelle che animano il mercato da più tempo e che ne hanno fondato e accresciuto l’identità.
Queste sono le realtà presenti coperte dai vostri piani di una città futura che avete deciso voi come plasmare, che reprime le comunità che vivono il quartiere in favore di consumatori e avventori futuri.

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Noi uno spazio dove fare vivere il quartiere e la città, dove fare concerti e iniziative lo avevamo  e questa amministrazione lo ha sgomberato. Come ha sgomberato ex Telecom che ospitava 60 famiglie per fare spazio a un albergo.

Non si tratta dell’opera in se, seppur discutibile, essendo null’altro che una colata di cemento videosorvegliata. Si tratta della retorica e direzione politica che la incornicia, quella che parla di un passato di scontri, quegli scontri causati dall’amministrazione di cui Lepore era ed è attore. Di un presente fatto di nulla dorato e dormitori di lusso. Di un futuro che schiaccia il povero per lasciare spazio al turista.
Caro sindaco ti aspetto in quartiere, ti aspetto per dirti che non sei il benvenuto, che il teatro di conflitto è tutt’altro che risolto, ti aspetto per dirti che la voce delle lotte operaie e di quelle antifasciste della Bolognina ci dà la forza per per urlare che non avrete pace e che non sarà violenza ma una posizione presa in una guerra già iniziata.
Questa tettoia vorrebbe mettere a tacere anni di conflitto. Noi rivendichiamo il conflitto come necessario e auspicabile. Crediamo fortemente che senza  non possa esserci partecipazione dal basso e dialogo. Rivendichiamo Il conflitto  alla base dell’emancipazione individuale e sociale, senza di esso non può esistere alternativa ma solo imposizioni. Il conflitto è tutto altro che risolto e non sarà una tettoia a mettergli fine. Caro sindaco hai sgomberato XM24 con delle progressiste ruspe e ora non sarà questa colata di cemento che coprirà le tue colpe.
Sei colpevole dello sgombero di Via Zago. Sei colpevole di condurre una politica scellerata nei confronti degli spazi autogestiti. Sei colpevole della gentrificazione della Bolognina. Caro sindaco noi siamo fiori che abbiamo radici in questo quartiere e  non ce ne andremo, siamo l’erba cattiva che non muore mai.  La stagione delle occupazioni non è una stagione ma solo l’inizio di cento e mille infestazioni.

A modo mio avrei bisogno di uno spazio anch’io

Oggi Sabato 9 Luglio abbiamo contestato l’inaugurazione della Tettoia Nervi, ora piazza Lucio Dalla, voluta dall’amministrazione.
Una inaugurazione stracolma di ipocrisia e retorica progressista, fondata su una falsa narrazione della realtà sociale del quartiere e totalmente volta a gentrificare l’ennesimo spazio pubblico.
Eravamo presenti per ricordare al sindaco e alla giunta più progressista d’Italia che tutta la partecipazione che rivendicano esisteva già e per anni è stata praticata qualche numero civico più avanti, in Via Fioravanti 24: concerti a prezzi popolari, festival, mercato contadino, sport popolare. Socialità libera e dal basso, in autogestione, fuori dalle logiche di mercato. Siamo riuscite ad avvicinarci alla tettoia nonostante l’imbarazzante numero di forze dell’ordine schierate a difesa di una piazza che dovrebbe “cambiare il destino di un quartiere conosciuto perché teatro di conflitti”. La nostra comunità continua a esistere e lottare nonostante i goffi tentativi di questa amministrazione di asfaltare la nostra resistenza , in autogestione, come entità non conformi.

C’eravamo, ci siamo, ci saremo.

[COMUNICATO]
Questo sabato 9/7/2022 verrà aperta e inaugurata la nuova Piazza coperta Lucio Dalla (che assurdo ontologico ‘aprire’ una piazza, luogo che per sua stessa natura é già aperto), le parole utilizzate dal sindaco Matteo Lepore per annunciarlo ci lasciano sconcertate e irritate.
Dice il Sindaco “questa piazza cambierà il destino della Bolognina, luogo finora conosciuto come cantiere e teatro di conflitti irrisolti che oggi cambia pelle. È il nostro modo per metterci alle spalle quella Bolognina e per raccontare in un modo nuovo il quartiere, non più solo luogo di scontri, ma di cose positive“. 
Noi lo sappiamo qual’è il destino della Bolognina da anni al centro di progetti di riqualificazione imposti dall’alto e d’imperio che stanno trasformando irrimediabilmente il volto del quartiere sia in termini urbanistici che di identità. Progetti che mirano ad attirare professionisti, ‘giovani creativi’ e turisti alternativi. Che stanno riconvertendo gli spazi, l’assetto urbano e la composizione comunitaria del quartiere. Che hanno innescato un processo di gentrificazione che sta portando nuovi residenti e fruitori più abbienti  con relativi stili di vita inaccessibili a buona parte degli attuali abitanti.
Negli ultimi anni i prezzi degli affitti si sono impennati ed è difficile trovare casa in Bolognina i prezzi a causa del proliferare di alloggi ad uso turistico tramite piattaforme quali AirBnB. Nella zona attorno a via Fioravanti e di fronte all’Ippodromo sono stati edificati complessi residenziali di lusso con appartamenti venduti a 4000 euro al metroquadro e sono spuntati negozi radical chic che hanno preso il posto delle botteghe di quartiere. Il processo di gentrificazione spazza via tutto quello che lo ostacola. Cosi’ l’ex Telecom, un’esperienza di occupazione abitativa di Social Log con 60 famiglie migranti, è stata sgomberata  per lasciare il posto all’edificazione dello Student Hotel. E l’XM24, lo storico spazio pubblico autogestito che per 17 anni è stato il cuore nevralgico della contro-cultura e socialità del quartiere, è stato demolito dalle ruspe per lasciare il posto a un cantiere per la costruzione di un cohousing.
La Bolognina non è solo un luogo di cantieri e conflitti irrisolti.
 La Bologninaè un quartiere storicamente popolare, operaio e antifascista, oggi tra i più multietnici della città, è cuore dell’antagonismo militante cittadino e delle sue espressioni di contro cultura.
La Bolognina è luogo di vita, conflitti, confronti, dialogo e solidarietà tra comunità il cui tesoro è la diversità di culture, lingue, idee e azioni. Le molteplici esperienze di autogestione e socialità dal basso che si sono sviluppate e radicate in Bolognina (XM24, ex Telecom, occupazioni abitative di Social Log e Asia USB, occupazioni anarchiche, circoli e collettivi) hanno contribuito a definirne la sua attuale identità orgogliosamente fuorinorma. Centinaia di teste e corpi, cittadine del quartiere, della città e del mondo, ne hanno occupato le piazze, i parchi, le strade, alzando la voce per fare emergere le contraddizioni, per incunearsi nelle crepe del sistema, per praticare solidarietà. Hanno autogestito spazi abbandonati restituendoli alla collettività, organizzando per  anni 7 giorni su 7 di spettacoli, iniziative culturali, concerti, festival, laboratori gratuiti e tutto questo senza bisogno di 500mila euro di soldi pubblici perché la forza dell’autogestione dal basso muove cose molto più grandi che nessun  finanziamento potrà mai comprare
Forse il sindaco pensa di ‘mettersi alle spalle’ i conflitti irrisolti della Bolognina aprendo una piazza coperta e riempiendola di concerti, ma per tante in città lo sgombero di XM e della repressione di tante altre realtà autogestite del quartiere restano ferite aperte e vuoti che vogliamo colmare.  Continuando a sgomberare ogni tentativo di ricreare luoghi di autogestione in città, fuori dalle logiche dei ‘bandi’ e della socialità addomesticata quest’amministrazione si dimostra molto poco progressista ignorando ogni istanza politica e sociale non conforme ai suoi progetti calati dall’alto. Continueremo a lottare, a creare conflitto, mettendoci i nostri corpi, cuori, teste perché non vogliamo vivere nel modo che ci volete imporre. Perché i conflitti irrisolti sono ancora vivi e vegeti a dispetto di chi vorrebbe vederli espulsi o addomesticati. 

foto copertina: Mattia Fiore
foto piè di pagina: Gianluca Rizzello

Una spina nel centro. Sulla tre giorni in Azzo Gardino.

Si è appena conclusa la tre giorni “Spazi, Case, Strade”, che ci ha portate ad aprire lo spazio di Via Azzo Gardino 61 abbandonato da vent’anni. Presto pubblicheremo una restituzione dei contenuti politici emersi dalle tavole di discussione.

Abbiamo lanciato questo momento per fare rete con realtà diverse e contaminare le nostre pratiche e prospettive su temi quali l’abitare, le occupazioni e la gentrificazione delle città. 
Vogliamo continuare ad auto-formarci come assemblea e confrontarci con compagne provenienti da diversi percorsi, smascherando e smontando le narrazioni fuorvianti promosse dall’amministrazione e portando queste tematiche all’attenzione di chi vive questa città.

Sono state 3 giornate molto partecipate, ricche di spunti che contribuiranno sicuramente a portare avanti la nostra lotta. 

Momenti come questo, di confronto e crescita con realtà affini e non, provenienti da tutta Italia e Europa, sono la riprova che i nostri bisogni e le risposte che insieme siamo in grado di trovare vanno al di là dei confini che ci impongono. 
La logica competitiva dei bandi si può smontare aprendo luoghi abbandonati per tutte quelle che li vogliono riempire e far vivere in autogestione. Gli spazi a Bologna ci sono, lo abbiamo sempre detto, quello che manca è la volontà politica da parte dell’amministrazione di prendere atto di questa esigenza, di questa fetta di città che non vuole omologarsi. 

Ci rivendichiamo il vandalismo di un’arte fuori dai musei, il terrorismo di concerti gratuiti, la politica fatta con le parole di ogni giorno al posto del vostro lessico freddo. 

L’amministrazione di Bologna da anni persevera nel tentativo di annientarci e zittirci, sgomberando e negando alla nostra comunità la possibilità di continuare il proprio percorso.

Infestare significa non solo essere splendidi fiori che sbocciano spaccando l’asfalto, ma anche essere spine nel fianco. Anzi, nel centro. 

Accanto al divertimentificio e a situazioni su cui pesa l’egomonia sulla cultura imposta dall’amministrazione, continuiamo a creare spazi di autogestione.
 

L’infestazione continuerà, perché l’erba cattiva non muore mai!
Ci vediamo nel prossimo spazio! 

[COMUNICATO] Occupazione temporanea alla palazzina Magnani in via Azzo Gardino 61

Dopo lo sgombero dell’esperienza di via Zago abbiamo promesso alla città che la lotta per gli spazi non sarebbe finita. Oggi abbiamo deciso di occupare temporaneamente la Palazzina Magnani per aggiungere un tassello in più a questa lotta.

 

La Palazzina Magnani è un’immobile di proprietà del Comune di Bologna, che nel dicembre 2020 lo ha acquistato dal Demanio per 2 milioni di euro in un “cortocircuito del pubblico per cui lo Stato compra qualcosa che è già dello Stato” per riprendere le parole di Vag61 [https://vag61.noblogs.org/post/2020/12/21/due-milioni-di-kg-di-polvere/]. L’immobile era stato occupato dallo stesso Vag61 nel 2003 e dopo lo sgombero avvenuto nel giro di pochi giorni è stato abbandonato alla polvere fino ad oggi. In un primo momento destinata a deposito di macchinette del videopoker, ora l’amministrazione cerca di pulirsi la coscienza promettendo che la Palazzina Magnani diventerà un museo e verrà così restituita ai cittadini. Verrà infatti aperta alla città, ma solamente a quella parte di città che piace all’amministrazione, a quella per bene, sostanzialmente borghese, quella che non dà fastidio e che non è sgradevole da vedere o politicamente scomoda.
Noi esistiamo e dunque occupiamo spazio. Questa volta abbiamo deciso di metterci al centro e nel centro, di farci vedere, di portare alla luce quell’altra città con le sue esigenze reali che il Comune cerca di nascondere sotto il tappeto relegandole ad un problema di ordine pubblico.  
Abbiamo deciso di essere presenti in centro questi tre giorni con un evento politico. L’Amministrazione continua a negare le connessioni tra il nostro discorso politico e tutta la sua opera di mascheramento neoliberal, di soffocamento delle diversità, di omologazione, di appropriazione indebita delle nostre pratiche orizzontali di partecipazione dal basso, di esaltazione delle logiche competitive . Vogliamo che queste tre giornate di dibattiti siano l’occasione per sbattere nuovamente in faccia alla nostra controparte queste connessioni. Vogliamo ribaltare il loro linguaggio sulle istanze generative, sulla co-progettazione, sul co-design, sulla governance collaborativa. Vogliamo mostrare lo squallore dei progetti rigenerativi dell’amministrazione negli obiettivi e nella pratica, mostrando quanto le formule di narrata co-progettazione e governance collaborativa siano subdoli palliativi alla logica ancor più verticalista dei bandi tradizionali e che in sostanza non mutino le componenti di competizione, esclusivismo, rigidità e vuota retorica con cui il Comune premia il suo circuito privilegiato. 
In questi tre giorni vogliamo connetterci alle lotte portate avanti a Bologna, in Italia e in Europa, per la casa, gli spazi e le strade, contro i fenomeni di gentrificazione e guerra al povero. Vogliamo confrontarci con le nostre compagne sulle loro lotte e sulle loro modalità, per darci supporto a vicenda e sperimentare nuovi modi per colpire ed essere spina nel fianco. 

Vogliamo anche che questi tre giorni siano un momento di condivisione delle pratiche, per allargare le conoscenze, diffondere la pratica dell’occupazione e far nascere quanti più spazi possibili. Crediamo che affiancare teoria e pratica sia l’unico modo per riprenderci lo spazio di cui abbiamo bisogno per vivere.

Lo abbiamo sempre detto, abbiamo bisogno di spazio, il prossimo passo sarà la presa del palazzo.

 

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Spazio distro e banchetti per tutta la durata dell’evento, porta il tuo tavolo e autogestisciti.
Area campeggio, porta la tua tenda e ciò che vorresti trovare.
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[PROGRAMMA]

 

– Venerdì 17 –
ore 17:00 Tavola rotonda
“Occupazioni abitative: prospettive di lotta a Bologna e in altre città”

con Rent Strike / Asia USB / Campetto Giulianova e Altre in aggiornamento
ore 20:00 Cena benefit Rent Strike
ore 21:00 Djset Edu Naddybwoy

– Sabato 18 –
ore 9:30 Colazione collettiva
ore 11:00 Workshop di graffiti: impara a usare uno spray e a scrivere a bomboletta
ore 13:30 Pranzo di autofinanziamento
ore 15:00 Workshop allacci elettrici di base
ore 17:00 Tavola rotonda “Sono dunque occupo spazio: falsi miti sulle assegnazioni e prospettive future”
con Diritti alla città/ Bancarotta / Mondeggi e Altre in aggiornamento
ore 20:00 Cena benefit Via Erbosa
ore 21:00 Collettivo Cannibale presenta: Installazione sonora proiezione  Eraserhead / Dj Set Cannibale

– Domenica 19 –
ore 9:30 Colazione collettiva
ore 11:00 Workshop di autodifesa legale con avvocate e associazione Mutuo Soccorso
ore 13:30 Pranzo di autofinanziamento
ore 15:00 Workshop di serigrafia e cucito a cura di Collettivo Cannibale
ore 17:00 Tavola rotonda “Gentrificazione e processi speculativi: come si r/esiste in diverse città” con  labUrba / Corsica /  Collegamento con atene Exarchia / Collegamento con Berlino e Altre in aggiornamento
ore 20:00 Cena di autofinanziamento per Viale Corsica
ore 21:00 Proiezione Faster Pussycat kill kill

 

NoPanic e autogestisciti

 

[COMUNICATO] dallo sgombero di via Zago 1

Una settimana fa, Martedì 24 Maggio, nella “città più progressista d’Italia” è avvenuto l’ennesimo sgombero, con il quale  l’attuale giunta ha mostrato ancora una volta il suo vero volto. Con un ingente dispiegamento di forze, lo spazio di via Zago 1 è stato sgomberato. Mentre alcunə compagni e compagne resistevano sul tetto dell’edificio, i solidali si sono radunati sul ponte di Stalingrado arrivando a metà mattinata a bloccare la strada per portare vicinanza e sostegno agli occupanti.
Dopo alcune ore di contrattazione si è riusciti a portare via tutti i materiali presenti nello spazio e a far uscire le compagne che erano all’interno senza denunce ed identificazioni. A quel punto, si è costituito un corteo spontaneo che si è mosso per le strade della città. Giunti alla tettoia Nervi, si è deciso di abbattere le transenne che chiudono un luogo che dovrebbe appartenere alla città,una piazza coperta nata con lo scopo di rispondere alle necessità della cittadinanza, una piazza negata alla collettività ma destinata ad attività e iniziative selezionate attraverso un bando proposto dal Comune di Bologna per il progetto Bologna Estate. Nuovamente, vediamo come la socialità e le iniziative di carattere artistico e culturale tollerate e promosse siano quelle che stanno all’interno di margini e regole imposte dall’Amministrazione, nei termini di un avviso pubblico. Siamo entrate in quella piazza perchè crediamo che gli spazi vadano aperti e per dimostrare il paradosso di chiudere un luogo che per definizione dovrebbe essere aperto e attraversabile; crediamo che la socialità non possa essere rinchiusa nei termini del profitto e della costruzione di una città vetrina. 
Mentre l’Amministrazione parla di innovazione, cultura, inclusione sociale e partecipazione, le esperienze dal basso vengono continuamente asfaltate, ridotte al minimo o normate attraverso bandi e avvisi pubblici. La socialità viene relegata a luoghi predefiniti ed enormi spazi pubblici vengono affidati ad una gestione privata, come abbiamo visto nel caso di Dumbo, gestito da Open Group ed Eventeria. Spazi come questi si alimentano di narrazioni appartenenti ad altre esperienze, cercando di appropriarsi di pratiche e immaginari di quelle realtà che nel frattempo lottano per non essere ammutolite ed estirpate.
E’ la stessa Amministrazione che parla di rigenerazione urbana, riqualificazione e ambiente a destinare enormi spazi pubblici alla speculazione edilizia, come nel caso della caserma Sani, destinata da progetto all’abbattimento di gran parte degli alberi per costruire abitazioni private, supermercati, hotel, parcheggi ad uso privato. E’ il caso dell’ex caserma Mazzoni e dell’ex caserma Masini, progetti di ampio respiro che prevedono l’abbattimento di aree verdi e un’incremento dell’offerta immobiliare. E’ la stessa Amministrazione ad approvare la scelta progettuale del Passante di mezzo mentre si riempie la bocca di parole come ecologia e sostenibilità. E’ la stessa Amministrazione a parlare di inclusione sociale e poi a relegare sempre più ai margini gli esclusi e gli emarginati, la stessa Amministrazione che sgombera un’occupazione abitativa come quella di via Zampieri a un giorno dalla vigilia di Natale. Ed è a questa Amministrazione che abbiamo voluto urlare tutta la nostra rabbia e il nostro dissenso martedì, con un corteo che ha sfilato fino al cuore della città, arrivando a parlare in Piazza del Nettuno.
Anche in questo caso, dopo questo ennesimo sgombero, non ci siamo lasciate intimidire. Abbiamo mostrato come i solidali siano tanti e tante e che, ancora una volta, c’è un’altra città che non è disposta a piegarsi.
L’occupazione di Via Zago 1, sgomberata il 24 Maggio, è la riprova che a Bologna, come in altre città, l’unica risposta possibile al bisogno di spazi autogestiti sia quella di aprirne di nuovi, attraversandoli e contaminandoli (infestandoli)
Se Lepore spera che “l’epoca delle occupazioni” sia finita, siamo qui per dirgli che è appena iniziata! 

Con le compagne colpite, contro ogni violenza machista e fascista

Negli ultimi giorni c’è stata una escalation in città di episodi violenti di matrice fascista, mirati a colpire compagne e compagni.
Mercoledì sera, una compagna è stata aggredita da un gruppo di fascisti.
Le occupanti di via Zago esprimono massima solidarietà alla compagna assalita e a chiunque abbia subito da loro intimidazioni.
Rilanciamo la conferenza stampa chiamata dalle compagne, lunedì 9 maggio alle ore 10:00 in Piazza Verdi. 
Nessuna intimidazione machista e fascista potrà fermarci.
Se toccano una, toccano tutte!
Le compagne di Via Zago

COMUNICATO/LETTERA APERTA AL COMUNE DI BOLOGNA

ll 21 Aprile c.a., anniversario della Liberazione di Bologna, in città è stato aperto un nuovo spazio autogestito ridando vita a un edificio abbandonato da più di vent’anni situato in via Zago 1 di proprietà della holding Investire SGR.
Alla liberazione di questo spazio hanno contribuito tantissime soggettività unite dalla stessa necessità di restituire alla città spazi in cui praticare solidarietà, autogestione e mutualismo fuori dalle logiche del profitto e dell’omologazione. Sono le stesse che sono riuscite a resistere nonostante i tanti sgomberi in città, come quello di XM24, Ex-Caserma Sani, Bancarotta e tanti altri. 
Davanti a questa nuova dimostrazione di quanto ci sia bisogno di spazi liberati in città, l’amministrazione si è espressa riducendo la riappropriazione di questo spazio a una mera questione di ordine pubblico e delegando la questione alle decisioni dei proprietari dell’immobile. 
Siamo entratə in uno spazio privato perché l’agibilità di utilizzo a scopi sociali degli spazi pubblici si è fortemente ridotta e crediamo che sia giusto dare nuova vita e nuova energia a tutti gli stabili vuoti e in disuso restituendoli così all’uso della comunità, ma non per questo dimentichiamo l’implicazione della gestione pubblica rispetto all’assegnazione degli spazi in città.
A fronte di questa ennesima chiusura dell’amministrazione davanti alle istanze politiche e sociali portate avanti da una grande fetta di città abbiamo deciso di contattare direttamente la proprietà dello stabile al fine di proporle la nostra idea meravigliosa: trovare una modalità di concessione temporanea dello spazio alla nostra collettività trasformando l’edificio abbandonato in uno spazio sociale autogestito! 
Riteniamo che la legittimità dell’esistenza degli spazi sociali autogestiti provenga dal basso ovvero dalle migliaia di persone che hanno sostenuto e continuano a sostenere, attraversare, far vivere questi spazi. 
Continuiamo a lottare perché gli spazi autogestiti possano esistere e, siccome l’esistenza di questi è oggi più che mai incerta, un riconoscimento formale da parte dell’amministrazione diventa necessario. L’esistenza di questi spazi non deve essere costantemente a rischio sgombero in un processo degenerante di distruzione di tutto ciò che non è conformato e omologato. 
 
Contattando la proprietà di via Zago 1 non intendiamo avviare una trattativa privata ma piuttosto spingere per l’apertura di un confronto pubblico affinchè si trovi una formula che permetta a gruppi informali di gestire temporaneamente spazi in disuso. Come chiediamo da anni, vorremmo che si trovi una forma pubblica di riconoscimento delle esperienze sociali autogestite. Continuiamo a sostenere che le forme attuali di assegnazione e di riconoscimento siano limitanti e inadeguate perchè basate su logiche competitive (come l’assegnazione tramite bando) , speculative (grandi immobili pubblici destinati ad un uso commerciale e le briciole lasciate alle associazioni e alle realtà dal basso) e inoltre non permettono il riconoscimento della responsabilità collettiva delle assemblee di autogestione di questi spazi.
Un‘amministrazione che si vanta di essere la più progressista d’Italia dovrebbe sapere accogliere le diversità e le istanze di chi vorrebbe costruire una città e una vita (radicalmente) diverse, e trovare una modalità di tutelare gli spazi sociali autogestiti: luoghi di resistenza ai processi distruttivi, alle derive sovraniste, alle diseguaglianze nella distribuzione delle ricchezze, al razzismo che lascia morire ai margini delle frontiere, al patriarcato sistematico e alla devastazione dell’ambiente e degli animali, umani e non. 
Dato che  quest’Amministrazione si è sempre riempita la bocca di parole come partecipazione e collaborazione mentre al contempo sgomberava gli spazi dove questa si praticava,  potrebbe forse cogliere ora quest’occasione per mantenere la promessa fatta dall’allora assessore Matteo Lepore dopo lo sgombero di XM24 di trovare “una nuova sede adeguata” per la collettività che gravitava attorno a XM24, riconoscendone al contempo “l’importanza della progettualità politica sociale e culturale”.

A questo proposito rendiamo noto quanto scritto alla proprietà:

 

Spett.le Investire Sgr
Siamo un collettivo politico che da oltre vent’anni porta avanti attivamente pratiche di mutualismo e autogestione. Da giovedì 21 Aprile siamo entrate nell’edificio dell’ex clinica Cesare Ragazzi situato in via Zago 1 a Bologna, in disuso da più di vent’anni che sappiamo essere attualmente di vostra proprietà. Vi scriviamo perché anche noi come Cesare abbiamo in testa un’idea meravigliosa e vi chiediamo di dedicarci qualche minuto del vostro tempo per leggere questa mail.
Restituire ad un utilizzo sociale lo spazio abbandonato di via Zago 1 è stata la nostra risposta a un bisogno che è rimasto inascoltato dall’Amministrazione della città di Bologna. Infatti, negli ultimi anni le sedi nelle quali svolgevamo le nostre attività non sono più a nostra disposizione poiché sgomberate per destinarle a differente uso. Inoltre, le condizioni di assegnazione per attività sociali e culturali nella città di Bologna non sono state in grado di soddisfare la domanda di spazi per i gruppi informali di attivazione popolare. A fronte dell’alto numero di spazi vuoti, pubblici e privati, lasciati al disuso e all’abbandono, il grande bisogno di spazi dove praticare attività mutualistiche e solidali è una necessità evidente nella nostra città a cui abbiamo deciso di dare una risposta con l’ingresso nello stabile di via Zago 1.
Crediamo fermamente nella costruzione di esperienze dal basso che abbiano un impatto concreto sull’esistente e negli anni abbiamo sempre cercato di dare vita agli spazi che abbiamo abitato, prendendocene cura con l’autorecupero e trasformandoli in luoghi di socialità e aggregazione in cui portare attività di reale utilità sociale senza fini di lucro. Attraverso pratiche di mutualismo e autogestione abbiamo dato vita a decine di progetti tra cui una palestra popolare, una scuola di italiano con migranti, una ciclofficina, uno sportello medico-legale, progetti accessibili e gratuiti volti a soddisfare bisogni e necessità delle abitanti della città. 
Vorremo tornare a rendere queste attività accessibili alla collettività e crediamo che lo spazio di via Zago 1, lasciato da anni all’abbandono, possa tornare a vivere diventando temporaneamente una casa per le nostre progettualità.
Siamo coscienti del fatto che la carenza di spazi vivi e fruibili in città fuori dalle logiche di mercato e al contempo, l’alto numero di spazi vuoti pubblici e privati lasciati al disuso e all’abbandono sia un tema da affrontare principalmente con l’Amministrazione.
Ricordiamo che il Sindaco di Bologna Matteo Lepore ha riconosciuto “l’importanza della progettualità politica sociale e culturale” del nostro collettivo e dopo lo sgombero dello Spazio Pubblico Autogestito XM24 avvenuto il 6 agosto 2019 si era impegnato a trovare “una nuova sede adeguata”. In quell’occasione Lepore, allora Assessore, si era mostrato disponibile ad intercedere per noi presso un istituto privato proprietario di un immobile in disuso da anni al fine di favorire l’utilizzo temporaneo di quello spazio da parte del nostro collettivo. Purtroppo l’impegno di Lepore di trovare una ‘”nuova sede adeguata” per XM24 non è mai stato mantenuto, per questo crediamo che oggi che ricopre la carica di Primo Cittadino sarà a maggior ragione interessato a trovare una soluzione ponendosi come intermediario e garante in un’eventuale interlocuzione con la proprietà di via Zago 1, qualora da parte vostra ci sia l’interesse.
le regaz

 

 

IL PRIMO MAGGIO È ANTIFASCISTA, NESSUNO SPAZIO AI PATRIOTI!

ALLE 13 IN PIAZZA DELLE MEDAGLIE D’ORO, CONCENTRAMENTO ANTIFASCISTA

Anche quest’anno il Movimento Nazionale Rete dei Patrioti – sigla nata nel 2020 dallo scioglimento del ben più noto partito fascista Forza Nuova e sotto cui si celano varie formazioni neofasciste – ha chiamato una manifestazione per il 1° maggio a Bologna.

Anche quest’anno, in una giornata di lotta e rivendicazione di lavoratrici e di lavoratori, non lasceremo spazio a chi ha sempre difeso gli interessi del padronato ed ha sempre rappresentato il braccio armato della borghesia.

IL PRIMO MAGGIO È ANTIFASCISTA, NESSUNO SPAZIO AI PATRIOTI!

Antifascistə bolognesi

NUOVO SPAZIO OCCUPATO A BOLOGNA

L’erba cattiva, si sa, non muore mai!

Una storia infinita è davvero tale se è ricca di colpi di scena! Oggi giovedì 21 Aprile 2022 abbiamo aperto le porte di un altro spazio in città!

Dopo oltre due anni di restrizioni, crisi sanitaria, economica e sociale, riaprire spazi di libertà, autogestiti e lontano dalle logiche del profitto è una necessità che non possiamo più procrastinare.

Il 6 agosto 2019 l’allora assessore all'”immaginazione civica” Matteo Lepore pensava che con le ruspe e una falsa promessa avrebbe cancellato per sempre l’esperienza di XM24. Ma solo il giardiniere più incauto pensa che strappare la malerba basti per non farla tornare. L’erba cattiva, si sa, non muore mai! Ed infatti in questo tempo si è diffusa e moltiplicata all’ombra dei pertugi, rafforzando le sue radici… Ed ora che è primavera, esplode in un pomeriggio di riappropriazione e liberazione.

Le false promesse del mega-assessore non hanno fermato il nostro appuntamento con la città: il 15 Novembre 2019 abbiamo aperto le porte dell’ex Caserma Sani, un’area verde gigantesca restituita al quartiere, relegata di nuovo all’abbandono e alla speculazione edilizia due mesi dopo, con l’ennesimo sgombero.

Altro tempo è passato in cui non abbiamo smesso di curare legami, tessere rapporti, sostenere iniziative, percorsi e comunità alternative.

La recente esperienza di Banca Rotta ha di nuovo acceso i riflettori sulla questione spazi. Per noi è sempre stato chiaro: gli spazi a Bologna ci sono.

Abbiamo preso parte al percorso di Banca Rotta per creare un ulteriore passo avanti in questa estenuante marcia che ci vede coinvolte fin dai tempi del LaboratorioSpazi, passando per il Comitato ESA, arrivando agli infiniti tavoli comunali di supposta co-progettazione. A tutto questo il Comune stesso ha imposto l’ennesimo stop a suon di camionette, falsità e cemento.  Un altro muro eretto a chiudere un altro spazio vuoto, che tale rimarrà a lungo, come molti altri. Sono ancora aperte le ferite lasciate dai tanti, troppi sgomberi di spazi autogestiti che questa città porta con sé.

Non possiamo arrenderci alle modalità di gestione previste dall’amministrazione di questa città che mettendosi una finta maschera innovativa parla di inclusione, multiculturalismo, solidarietà e mutualismo, mentre nei fatti impone,con la solita retorica della legalità e del decoro un modello di governo urbano che poggia su sgomberi e repressione finalizzati ad espellere le fasce sociali piú svantaggiate e le soggettività non conformi o non assimilabili alle sue logiche e alle sue vetrine.

A muoverci in questa nuova impresa è il bisogno che sentiamo di una socialità radicalmente diversa e l’urgenza di sottrarre tempi e spazi alla colonizzazione del capitale: non vogliamo rimanere inerti davanti alla sparizione di qualsiasi possibilità di mutualismo, intersezione, autodeterminazione e autogestione. 

Se le occupazioni di spazi si moltiplicano, se ogni entità con i suoi mezzi e le sue pratiche apre luoghi di autogestione dal basso, allora l’amministrazione non potrà asfaltarle tutte, ma sarà costretta a trovare il modo di riconoscerne l’esistenza.

Moltx di noi vengono dell’esperienza di Xm24 e dai collettivi che lo hanno animato, altrx sono salitx a bordo del nostro galeone pirata a partire dall’occupazione dell’Ex Caserma Sani, altrx ancora vengono da altre strade e percorsi.
Abbiamo età e vissuti diversi, ma ad unirci è la necessità ed il profondo desiderio di lottare per una società radicalmente diversa da questa, solidale, antirazzista, antisessista, antifascista e anticapitalista. 

Siamo, dunque occupiamo spazio: più forte sarà il tentativo di estirparci, più profonde saranno le radici che metteremo! 
Vi invitiamo a costruire insieme questa nuova avventura! 

Siete tutte invitate stasera a visitare lo spazio! Siamo in via Emilio Zago 1

A seguire aperitivo di auto-finanziamento e dj set

Venerdì conferenza stampa alle ore 12:00 presso lo spazio.

Sempre Venerdì alle ore 19:00 prima assemblea pubblica di gestione dello spazio.

 

C’è un nuovo spazio in città!

Oggi, il gruppo di Banca Rotta ha aperto lo spazio di via Fioravanti 12, spazio assegnato dal comune con atto esecutivo, ma del quale non son mai state consegnate le chiavi.

Lunga vita  a Banca Rotta!

Ripubblichiamo di seguito il comunicato,  Banca Rotta apre le porte!:

 

Ci siamo! Banca Rotta! Aprire la porta di questo spazio, oggi, si è rivelato l’unico modo rimasto per entrare nello spazio assegnatoci più di tre anni fa vincendo un avviso pubblico (LINK).

Come siamo arrivate a questo? Messo a bando nel 2018, lo spazio era stato assegnato nel 2019 a una “cordata” di realtà bolognesi al di fuori delle logiche competitive e che proponeva il meccanismo della responsabilità non ad un unico rappresentante legale, ma alla totalità dell’assemblea che lo avrebbe materialmente gestito come bene comune. 
Dopo aver iniziato con noi un confronto per definire insieme gli ultimi dettagli tecnici, due anni fa i referenti comunali sono spariti, indifferenti alle nostre mail (tre PEC da gennaio a ottobre 2020), facendo tabula rasa dell’apparente dialogo dei mesi precedenti.
Aprire le porte di questo spazio oggi è per noi un gesto legittimo. Fuori da logiche speculative e clientelari, lottiamo perché siano le comunità che abitano i quartieri e i territori ad avere l’ultima parola sulla destinazione degli spazi pubblici dismessi: spazi non da mettere a profitto, ma da utilizzare liberamente per crescere e vivere insieme, con le forme decisionali e organizzative che le comunità ritengono più adatte. 
A Banca Rotta finalmente sperimenteremo un percorso di concreta “apertura” alla città e al quartiere. Vogliamo che questo spazio appartenga a tutte coloro che vi prenderanno attivamente parte, a tutte coloro che sceglieranno di frequentarlo nel rispetto dei valori condivisi, a tutte coloro che non si accontentano di briciole e false promesse. Qui possiamo sperimentare come si può attivare e gestire un bene comune dal basso, pratica già a lungo attuata in tante esperienze sistematicamente stroncate dalle precedenti amministrazioni. 

All’interno di Banca Rotta ci sarà uno spazio assembleare, la possibilità di costruire attività e momenti di incontro, ma soprattutto l’occasione per confrontarci e prendere parte al dibattito sugli spazi pubblici della nostra città.